::TANGO E POESIA::


Il tango argentino sfugge ad ogni tentativo di definizione: nulla è più poliedrico, sfaccettato, sincretico.

Nasce a Buenos Aires, ma si arricchisce di apporti multietnici, dall’habanera e il candombe africani, alle suggestioni europee, in particolare tedesca ed italiana.

Si afferma nei postriboli, alimentandosi dell’humus della malavita,  ma, con la decantazione degli aspetti più licenziosi, conquista le classi elevate londinesi e parigine.

Non dimentica le sue origini popolari delle orillas e dell’arrabal[1] e i suoi temi ispiratori, quali la sfida il duello, la trasgressione, in cui Borges vedeva l’identità criolla[2]; ma si arricchisce  della sensibilità degli immigrati, della loro nostalgia della patria lontana, del dolore dello sradicamento, della memoria.

L’evoluzione si manifesta anche negli strumenti e nel ritmo: alla chitarra, al mandolino, al flauto, al clarinetto, che caratterizzano tanghi vivaci e ritmati, si aggiunge il bandoneòn[3], definendo una melodia lenta, struggente, malinconica. Dal tango fachendoso del compadrito,[4] a quello porteno[5], dalla marginalità della periferia, ad espressione di una città-simbolo, Buenos Aires.

Dunque il tango si affranca da ogni determinismo geografico,  acquista universalità: è “l’intersezione dell’eterno nel tempo”; i tre minuti della durata della canzone bloccano il fluire della vita nelle sue forme eterne:


 

Il dolore per l’assenza
 

“La chitarra è ancora lì

appesa nell’armadio, nessuno le canta più niente,

nessuno fa vibrare le sue corde…

Anche il lume della stanza

Ha sentito la tua assenza

Perché è spento e non vuole

Illuminare la mia notte triste.” (Mi noche triste, Contursi /S.Castriota)

 

La disperazione e l’invettiva
 

Maledetto tango che avvelena

Con quella dolcezza quando suona,

Fu lui la causa della mia rovina,

tango maledetto che ammalia…

Oh tango che uccide e sottomette!

Maledetto sia quel tango  (Maldito tango, L.Roldan/O.P.Freire)


 

La nostalgia del tempo passato

Gli anni sono passati

 

Lasciando una speranza che non tornerà.

E ricordo la tua aria malandrina

Dopo quel bacio

Rubato per caso  (Pedacito de cielo,H. Esposito /H. Stamponi)

 


L’ansia del ritorno


Torno al Sud

Come si torna all’amore

Torno da te

Con il mio desiderio, con la mia paura

Porto il Sud come  destino del cuore

Sono del Sud

sento il Sud

come il tuo corpo nell’intimità

ti amo Sud

ti amo.  (Vuelvo al Sur, F. Solanas/A. Piazzola)

 


Il aspirazione all’eternità

era ieri e quante cose

sono successe a te e a me !

Separazioni, dolore

Di amare e non essere amati.

Io sarò morto, tu ancora andrai

Girando intorno alla nostra vita.

Buenos Aires non ti scorda,

tango che fosti e che sarai  (Alquien le dice al tango, J. L. Borges / A.. Piazzolla)

 


Il tango, che nasce dalla payada (poesia popolare improvvisata) diventa pura poesia, musica,  ansia di assoluto.

 

Enza Scalisi

 

[1] Cintura periferica e sobborgo

[2] dell’abitante indigeno di Buenos Aires 

[3] piccola fisarmonica a sezione esagonale, originaria della Germania

[4] abitante del sobborgo, legato ai valori della sfida, del coraggio, della gioia di vivere

[5] abitante della città di Buenos Aires